La Risonanza Magnetica

di Andrea Grieco 

   Come funziona

 

E’ l’acqua, che costituisce almeno i due terzi dell’organismo umano, a rendere l’uso della risonanza magnetica per diagnosticare malattie e rendere visibililesioni inorgani delicatissimi, come il cervello, senza interventi invasivi esenza dolore. Vedere che cosa accade nell’organismo senza usare bisturi ne’ raggi X e’ infatti possibile grazie agli atomi di idrogeno, i componenti fondamentali dell’acqua insieme all’ossigeno. Quando un organismo viene esposto ad un forte campo magnetico, gli atomi di idrogeno si allineano come microscopici aghi di una bussola. E quando il campo magnetico viene modificato attraverso un agente esterno, come una radiofrequenza, gli atomi di idrogeno si muovono; cessato l’impulso, tornano nella posizione originaria. Misurare questi movimenti (ossia il fenomeno della risonanza) e’ alla base della tecnica che ha rivoluzionato la diagnosi di tante malattie. I cambiamenti nella posizione degli atomi di idrogeno vengono infatti tradotti in algoritmi e quindi in punti di grigio: quello che si ottiene e’ l’immagine del tessuto o dell’organo che si vuole esaminare. A scoprire il fenomeno della risonanza furono nel 1946 i fisici americani Felix Bloch ed Edward Purcell, studiando i protoni. Entrambi i ricercatori ebbero il Nobel nel 1952. Da allora la risonanza magnetica venne utilizzata prevalentemente per studiare la struttura chimica delle sostanze. Soltanto nel 1973 Paul Lauterbur, quasi per caso si trovo’ a che fare con un campo magnetico modificato a causa dell’irregolarita’ in un magnete. Fu cercando di comprendere lo strano fenomeno provocato dall’incidente tecnico che apri’ la strada alla diagnosi con la risonanza magnetica. Peter Mansfield perfeziono’ ulteriormente la tecnica introducendo variazioni piu’ forti in campi magnetici piu’ potenti, ottenendo cosi’ immagini molto piu’dettagliate. Rispetto alle prime macchine per la risonanza magnetica, come quella introdotta in Italia nel 1985, “quelle attuali utilizzano campi magnetici sempre piu’ intensi e variazioni sempre piu’ veloci”, ha detto il responsabile della Radiologia vascolare dell’ospedale romano San Giovanni, Cesare Ambrogi. Nelle macchine piu’ recenti, ha aggiunto, vengono inoltre utilizzate radiofrequenze diverse, anche nella stessa analisi. “In questo modo e’ possibile osservare forme in movimento, come i vasi sanguigni. Le ricadute sono particolarmente importanti in campo cardiologico, con la possibilita’ di osservare la dinamica del cuore in tempo reale”. Nei 15-20 anni di storia della risonanza magnetica e’ cambiato anche l’aspetto delle macchine. La tendenza attuale e’ di utilizzare apparecchiature sempre piu’ piccole e soprattutto aperte, in modo da evitare nei pazienti la sensazione di claustrofobia. In futuro la diagnosi con la risonanza magnetica e’ destinata a compiere ulteriori progressi su almeno tre fronti: si tendera’ ad utilizzare campi magnetici sempre piu’ intensi; a mettere a punto tecniche di elaborazione dei dati sempre piu’ sofisticate per avere immagini in tempo quasi reale; ad avere non piu’ soltanto un’immagine delle lesioni, ma anche dati che permettano di analizzarne le caratteristiche.





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